La cura nella pratica Biodinamica (+ commenti)

La cura nella pratica Biodinamica  (+ commenti)

di Roberta Meccoli

Una delle caratteristiche più importanti della biodinamica craniosacrale è proprio quella del prendersi cura del paziente. L’operatore per arrivare a questo, deve cominciare ad avere cura di sè stesso. È un processo abbastanza lungo ed impegnativo in cui bisogna cominciare ad ascoltare la propria parte interiore e a fare i conti con lei; percepire le proprie sensazioni, emozioni, pensieri, senza esserne catturati; restare nel qui ed ora in quiete, ed avere modo così di vivere e sentire il momento presente nella sua totalità. Per arrivare a questo è inevitabile l’incontro con il nostro passato, più o meno doloroso per ciascuno di noi, che è sedimentato nei tessuti del nostro sistema. Avvertire e com-prendere ( prendere con noi, come dice Maurizio Costa) le sensazioni di disagio che via via il nostro sistema ci manifesta, è essenziale per far si che cominciamo a ‘conoscerci’ ad un livello profondo e di conseguenza ad accettarci. Le paure che abbiamo sono date proprio dal fatto che non ci conosciamo e com-prendiamo in profondità. La biodinamica craniosacrale ci aiuta perciò a prenderci cura di noi stessi, a rallentare il ritmo assurdo con il quale viviamo la nostra esistenza, a riconnetterci con ‘l’uomo della natura’ che è dentro ognuno di noi, a percepire le frequenze ancestrali del respiro della vita che ci suscitano immediatamente sentimenti fraterni e compassionevoli. In questa maniera è possibile avere cura anche del paziente e degli altri in generale. L’attenzione e l’ascolto profondo sono la cura, sia durante il trattamento che negli eventi della quotidianità; l’accogliere, il com-prendere ed il sostenere le persone nel loro disagio sia fisico che psicologico significa accogliere, com-prendere e sostenere anche il nostro essere che non può prescindere da tutti gli altri esseri umani.

Domanda di Matteo:

Durante il per-corso che lo studente/operatore biodinamico cranio sacrale sostiene ed affronta, si possono manifestare momenti di profondo turbamento dovuti alla fase di ricerca del sistema, verso l’assestamento dello stesso.
Rollin Becker, allievo di Sutherland, ha fatto il salto quantico evolutivo nel cranio sacrale, da biomeccanico a biodinamico: fino ad allora, il cranio sacrale era solo di tipo biomeccanico, metodo nel quale si cercava di “diagnosticare” e di conseguenza di correggere eventuali “fulcri” o “lesioni” che venivano riscontrati, ma ad un certo punto si è posto nella condizione di voler rimanere semplicemente in ascolto, senza intervenire con correzioni in ciò che sentiva, scoprendo che i pazienti rispondevano in maniera uguale o migliore rispetto al cranio sacrale biomeccanico.
Così ha iniziato a segnare le basi del cranio sacrale biodinamico, il cui principio è che c’è “qualcosa” dentro alle persone che fa il lavoro di ricerca della salute in maniera autonoma.
A volte il sistema non ce la fa ed è qui che l’operatore con la sua presenza, con lo “stare con”, con il suo sostenere e comprendere, riesce ad essere un’ulteriore risorsa affinchè il sistema possa iniziare la sua ricerca verso una nuova fase di assestamento, riuscendo a liberare la situazione; la conseguenza è che questo “qualcosa” si rimette in moto, verso una nuova fase di riorganizzazione.
Durante il trattamento si percepiscono differenti tipologie di movimento: IRC, MM, una sorta di direzione, come se il sistema stia manifestando una sua modalità per cercare “qualcosa”. Questa è la fase che lui ha chiamato ricerca.
Durante i movimenti della fase di ricerca, c’è un momento in cui tutto si ferma e si avverte una sorta di quiete, di stasi: è il momento in cui si è trovato questo “qualcosa”. Il sistema si assesta in modo da riorganizzarsi per un nuovo step. Questa fase è quella dell’assestamento.
Una volta assestato, il sistema si riorganizza e riparte in un’altra modalità per fare una nuova ricerca, ma da un punto diverso rispetto al precedente, da un nuovo livello: è più completo (da un punto di vista filosofico), è più consapevole, è più profondo. Questa è la fase di riorganizzazione.
Da questo momento parte una nuova ricerca che porta ad una nuova fase dei tre passi.
Così succede anche all’operatore cranio sacrale che nella sua continua ricerca nel conoscersi, affronta diversi livelli di consapevolezza, e può trovarsi impossibilitato nel comprendere una nuova fase che gli si sta presentando in una nuova fase di ricerca.
Come affrontare questo momento di ricerca per riuscire ad assestarsi e comprendere queste manifestazioni?
Ognuno ha le proprie fasi e sono soggettivamente gestibili; ogni fase si manifesta esattamente nel momento in cui può e deve essere compresa. Spesso ci si sente inadeguati a questo nuovo step che ovviamente non è conosciuto. Chiunque può attingere ad una riserva di risorse inaspettata, che immancabilmente si rende disponibile per superare questo nuovo momento di assestamento. Questo è un momento che può protrarsi anche nel tempo, in funzione della profondità che si sta scandagliando.
Personalmente in funzione del “dove” mi trovo attingo a risorse differenti. Rimanendo nel qui ed ora, portando l’attenzione al respiro e lavorando in meditazione, riesco a rallentare la frenesia che può manifestarsi. Ascoltare buona musica aiuta decisamente. Leggere testi e guardare film è un buon toccasana. Tisane a go go. Confidandosi con amici e persone che condividono uno stesso percorso è importantissimo e recentemente ho scoperto realtà veramente interessanti. Condividere con chi si ama è fondamentale. Spesso, se non sempre, riesco a riconnettermi con sensazioni, situazioni, persone che per me hanno rappresentato e rappresentano una risorsa insostituibile.
Ma queste sono solo alcune delle mie modalità di lavoro.
Ed adesso, una domanducola a mamma Robby…: come si può affrontare questa fase di non comprensione del disagio che si sta verificando? Cosa potrebbe fare l’operatore che dovesse affrontare su di se questo momento……..?

Risposta di Roberta:

Caro Matteo, grazie per questo commento-approfondimento, condivido quello che dici riguardo a come affrontare questi disagi che si presentano in noi all’inizio di ogni pratica o terapia che va un pó più in profondità come modalità di lavoro sulla persona. Anche per me all’inizio non è stato semplice venire a contatto con la mia interiorità, perché nessuno me lo aveva insegnato; ho avuto momenti di difficoltà, e posso dirti che sicuramente il condividere con il gruppo le proprie perplessità è veramente importante e tranquillizzante, perciò scriviamoci e parliamo ogni qualvolta si presenta un qualsiasi problema, ognuno di noi può dare un contributo importante per gli altri che stanno vivendo una situazione simile. Per quanto riguarda il come affrontare questi turbamenti, ti posso dire che io dai primi tempi in cui mi sentivo in subbuglio, anche se sempre molto incuriosita, e comunque continuando quasi giornalmente a fare trattamenti in biodinamica, ho percepito volta per volta che il disagio piano piano si trasformava in qualcosa di benefico che mi apriva a me stessa. Uno scalino per volta per ritrovare parti di me, e per reintegrarle. Quando poi ho cominciato ha percepire la respirazione primaria e le maree, mi sono molto rilassata e tranquillizzata, ecco da dove veniamo! Una potenza che ci attraversa e ci dà forma e ci dà la vita, e noi ne siamo coscienti! Poi ognuno le da il nome che vuole, ma questo sentirci veramente, in maniera esperienziale, parte di un tutto divino, è veramente una sensazone che ti fa sentire ‘a casa’ nel tuo corpo. Perciò stare con le persone affini, inizialmente, e poi cercare di stare bene con tutti, condividere, chiamarci e parlare anche qui in chat, avere pazienza, seguire il tempo del corpo che è diverso dal tempo della mente, questo è quello che mi viene ora di dirti, poi verranno altre sensazioni, percezioni, esperienze e ne parleremo. Abbraccio forte, roberta

 

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